20 febbraio 2016.
Oggi il Partigiano ARTURO compie 94 anni. Tutta la Sezione ANPI Barona Milano le augura un felice compleanno e lo ringrazia per tutto quello che ha fatto per NOI nella sua vita.
Un forte abbraccio ARTURO, di stima, d'affetto, di ringraziamento.
sabato 20 febbraio 2016
domenica 14 febbraio 2016
lunedì 23 marzo 2015
venerdì 20 febbraio 2015
"Arturo" ricorda...
Giacomo Bruni: Ero uno dei partigiani dell’Oltrepo a Dongo, quando sento parlare di fascismo mi viene freddo.
Perduco è un pittoresco paesino del Comune di Zavattarello, in questa
località abita un protagonista della lotta di liberazione, si chiama Giacomo Bruni di 89 anni, il quale mi
ha raccontato episodi inediti, che non sempre compaiono sui libri di storia.
D - Quali motivazioni lo hanno spinto ha partecipare alla resistenza?
«I miei genitori furono semplici coltivatori diretti e la mia famiglia
fu sempre molto religiosa. La nostra avversione al fascismo non
ebbe mai basi ideologiche, ma fummo stanchi delle continue
guerre della dittatura fascista. Nonostante, la prematura scomparsa di mio padre, Pasquale Bruni, nel 1930, io e i miei tre fratelli fummo tutti arruolati e partecipammo alle vicende della seconda guerra mondiale. Mio fratello Cesare della classe del 1913 fu arruolato per la guerra d’Abissinia e poi nel 1942 fu spedito sul fronte russo con la divisione “Cuneense” e fu dichiarato disperso nel 1943 e praticamente è morto in guerra. Mentre Giovanni del 1917 e Guido del 1910 furono arruolati come fanti e riuscirono dopo
l’otto settembre a mettersi in salvo e diventare anche loro partigiani.
Quando ritornai dal lavoro dei campi per la mietitura del frumento, il 10 giugno del 1940, seppi della dichiarazione di guerra del duce alle potenze occidentali e mi preoccupai molto. Speravo che la guerra finisse presto, invece nel gennaio del 1942, mi arrivò la cartolina-precetto. Dopo alcuni giorni mi presentai a Cuneo, nella caserma del “IV Reggimento dell’artiglieria alpina” della divisione alpina cuneense ed iniziai l’addestramento. Fortunatamente per gravi problemi di salute, non fui inviato sul fronte russo come mio fratello Cesare. La notte del 25 luglio del 1943, montavo la guardia alla casa del fascio di Cuneo e mi dissero della caduta di Mussolini, fui contentissimo, speravo che la guerra fosse finita. Con i resti della divisione Cuneense fui trasferito a Laives, in provincia di Bolzano e l’otto settembre del 1943, guidati dal capitano Clavarino, combattemmo i tedeschi per tre giorni e poi senza munizione e ordini, ci ritirammo verso Vicenza. In seguito fui arrestato dai tedeschi e dopo alcuni giorni fuggii e verso la fine di settembre del 1943 ritornai dai miei a Perducco e rimasi nascosto per quasi tutto l’anno. Con il bando Graziani del febbraio del 1944, avrei dovuto presentarmi per l’arruolamento nell’esercito di Salò. Non mi presentai e i militi delle brigate nere di Zavattarello arrestarono mia madre Emilia Crevani. Nel marzo del 1944 dovetti consegnarmi e mi arruolarono nell’aeronautica repubblichina con sede ad Asti e poi a Saluzzo.
Ai primi di aprile del 1944 insieme ad altri commilitoni riuscii a fuggire. Io ed i miei fratelli “senza cartolina precetto” aderimmo alla banda del Greco (Andrea Spannoiannis) situata a Costalta di Pecorara. Presi come nome di battaglia “Arturo”. Successivamente costituimmo un piccolo distaccamento a Perducco. Questa formazione partigiana fu inquadrata nella Brigata Crespi comandata da Annibale Sclavi. La Crespi ebbe anche un cappellano militare: Don Giuseppe Pollarolo, il quale celebrò, ogni domenica le funzioni religiose ed anche i funerali come quello del patriota Umberto Negruzzi (Berto).»
fu sempre molto religiosa. La nostra avversione al fascismo non
ebbe mai basi ideologiche, ma fummo stanchi delle continue
guerre della dittatura fascista. Nonostante, la prematura scomparsa di mio padre, Pasquale Bruni, nel 1930, io e i miei tre fratelli fummo tutti arruolati e partecipammo alle vicende della seconda guerra mondiale. Mio fratello Cesare della classe del 1913 fu arruolato per la guerra d’Abissinia e poi nel 1942 fu spedito sul fronte russo con la divisione “Cuneense” e fu dichiarato disperso nel 1943 e praticamente è morto in guerra. Mentre Giovanni del 1917 e Guido del 1910 furono arruolati come fanti e riuscirono dopo
l’otto settembre a mettersi in salvo e diventare anche loro partigiani.
Quando ritornai dal lavoro dei campi per la mietitura del frumento, il 10 giugno del 1940, seppi della dichiarazione di guerra del duce alle potenze occidentali e mi preoccupai molto. Speravo che la guerra finisse presto, invece nel gennaio del 1942, mi arrivò la cartolina-precetto. Dopo alcuni giorni mi presentai a Cuneo, nella caserma del “IV Reggimento dell’artiglieria alpina” della divisione alpina cuneense ed iniziai l’addestramento. Fortunatamente per gravi problemi di salute, non fui inviato sul fronte russo come mio fratello Cesare. La notte del 25 luglio del 1943, montavo la guardia alla casa del fascio di Cuneo e mi dissero della caduta di Mussolini, fui contentissimo, speravo che la guerra fosse finita. Con i resti della divisione Cuneense fui trasferito a Laives, in provincia di Bolzano e l’otto settembre del 1943, guidati dal capitano Clavarino, combattemmo i tedeschi per tre giorni e poi senza munizione e ordini, ci ritirammo verso Vicenza. In seguito fui arrestato dai tedeschi e dopo alcuni giorni fuggii e verso la fine di settembre del 1943 ritornai dai miei a Perducco e rimasi nascosto per quasi tutto l’anno. Con il bando Graziani del febbraio del 1944, avrei dovuto presentarmi per l’arruolamento nell’esercito di Salò. Non mi presentai e i militi delle brigate nere di Zavattarello arrestarono mia madre Emilia Crevani. Nel marzo del 1944 dovetti consegnarmi e mi arruolarono nell’aeronautica repubblichina con sede ad Asti e poi a Saluzzo.
Ai primi di aprile del 1944 insieme ad altri commilitoni riuscii a fuggire. Io ed i miei fratelli “senza cartolina precetto” aderimmo alla banda del Greco (Andrea Spannoiannis) situata a Costalta di Pecorara. Presi come nome di battaglia “Arturo”. Successivamente costituimmo un piccolo distaccamento a Perducco. Questa formazione partigiana fu inquadrata nella Brigata Crespi comandata da Annibale Sclavi. La Crespi ebbe anche un cappellano militare: Don Giuseppe Pollarolo, il quale celebrò, ogni domenica le funzioni religiose ed anche i funerali come quello del patriota Umberto Negruzzi (Berto).»
D - A quali eventi bellici ha partecipato?
«All’inizio fui scarsamente armato, addirittura ebbi in dotazione un fucile da caccia. In seguito le armi le recuperai, dopo il disarmo dei presidi nazifascisti come quello di Zavattarello. Nell’agosto del 1944, i repubblichini installano un presidio nel castello di Pietragavina, per poter meglio controllare l’alta valle Staffora. All’alba del 11 agosto del 1944 io ed altri partigiani attaccammo in forze e rimasi ferito da una scheggia di bomba a mano. Dopo mezza giornata di duro combattimento i militi della Sicherheits, si arresero e furono fatti prigionieri. Terribile fu il rastrellamento iniziato il 24 novembre del 1944 con la partecipazione della divisione nazista “Turkestan”, ricordati come i “mongoli”. Durante la loro avanzata bruciarono cascinali, uccisero partigiani e sbandati. A Zavattarello, incendiarono il castello dei conti Dal Verme ed il municipio. Sempre in questo paese, i “mongoli” saccheggiano le abitazione dei contadini e soprattutto stuprano numerose donne, addirittura una ragazza è stata violentata da 14 militari in fila. Questo fu un momento triste per noi partigiani, costretti ad abbandonare i nostri presidi. Con l’arrivo della primavera del 1945, rioccupammo le nostre zone e ci preparammo per la battaglia finale. La mattina del 25 aprile, partimmo a piedi con il nostro comandante Sclavi per liberare la valle Staffora e mentre fummo alle porte di Zodiaco gli aerei alleati bombardarono il ponte sul torrente Ardivestra. Successivamente il 26 aprile entrammo tra la folla esultante a Pavia ed con un camion, il 27 aprile, raggiungemmo Milano ed alloggiammo nelle scuole di viale Romagna. Il comandante della Brigata Crespi Carlo Barbieri (CIRO) con altri 11 partigiani della medesima formazione partigiana, mi scelse per una delicata missione e mi presentò Walter Audisio ( Valerio) che ci venne assegnato, con Alfredo Mordini ( Riccardo),
quale nostro superiore per questo compito. All’alba del 28 aprile del 1945 partii guidando un camioncino Fiat 121 con sopra gli altri partigiani. Con noi parti una Fiat 1100 con a bordo Valerio, Riccardo, Piero ed altri. La mattina fu molto piovosa. Intorno alle ore 14
arrivammo nel piazzale di Dongo, sulla riva del lago di Como. Consumammo un frugale pranzo nel municipio. Nella sala del comune di Dongo, per ordine del CLNAI, i più importanti gerarchi fascisti come Pavolini, Barracu, Zerbino e Mezzasoma, furono processati per alto tradimento e condannati a morte. Dopo che ebbero ricevuto i conforti religiosi, verso le cinque del pomeriggio, furono schierati contro la ringhiera del lago e fucilati alla schiena dai partigiani della Crespi, ma anche dai patrioti locali. Non partecipai all’esecuzione, perché dovetti guidare il camion. I cadaveri furono caricati nel cassone del camion Fiat 634. Arrivammo al bivio di Azzano ed subito dopo giunse l’auto con Valerio, che portava nel sedile posteriore i cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci. Immediatamente caricammo le due salme sul camion. Il duce indossava una camicia nera con uno stivale scucito dietro, mentre la sua amante indossava abiti eleganti. Voglio precisare, dopo tanti anni, che Mussolini fu giustiziato da Walter Audisio a Giulino di Mezzegra, come disposto dal CLNAI. Verso le 20 partimmo ed arrivammo intorno alle 4 del mattino del 29 aprile a Milano e precisamente a Piazzale Loreto. Questo luogo venne scelto perché l’8 agosto del 1944 i nazifascisti fucilarono diversi partigiani ed oppositori del regime. Io ed altri commilitoni tirammo i cadaveri giù dal camion e li depositammo in fila lungo
un marciapiedi. Tantissimo era l’odio degli italiani contro Mussolini ed i suoi gerarchi. Mi ricordo una vecchietta che voleva strappare gli occhi al duce. Noi la spingemmo indietro e lei prese del terriccio e lo lanciò sui cadaveri. Dovettero intervenire i vigili del fuoco, i quali con gli idranti tennero alla larga la folla, per evitare il vilipendio delle salme. In mattinata ritornai in viale Romagna e in seguito al comando, dove mi diedero un premio per il compito svolto. Agli inizi di maggio del 1945, ritornai a Voghera e consegnai le armi. Avendo la patente da camionista, feci numerosi viaggi anche a Bolzano da dove
riportai, in Oltrepo Pavese, i numerosi prigionieri italiani liberati dai lager in Germania. Ancora oggi quando sento parlare di fascimo, mi viene freddo. È un grave errore storico, una vergogna la lapide al castello di Voghera, che ricorda i militi della Sicherheits. Le giovani generazioni non devono dimenticare i nostri sacrifici, i tanti ragazzi morti per la nostra libertà.»
quale nostro superiore per questo compito. All’alba del 28 aprile del 1945 partii guidando un camioncino Fiat 121 con sopra gli altri partigiani. Con noi parti una Fiat 1100 con a bordo Valerio, Riccardo, Piero ed altri. La mattina fu molto piovosa. Intorno alle ore 14
arrivammo nel piazzale di Dongo, sulla riva del lago di Como. Consumammo un frugale pranzo nel municipio. Nella sala del comune di Dongo, per ordine del CLNAI, i più importanti gerarchi fascisti come Pavolini, Barracu, Zerbino e Mezzasoma, furono processati per alto tradimento e condannati a morte. Dopo che ebbero ricevuto i conforti religiosi, verso le cinque del pomeriggio, furono schierati contro la ringhiera del lago e fucilati alla schiena dai partigiani della Crespi, ma anche dai patrioti locali. Non partecipai all’esecuzione, perché dovetti guidare il camion. I cadaveri furono caricati nel cassone del camion Fiat 634. Arrivammo al bivio di Azzano ed subito dopo giunse l’auto con Valerio, che portava nel sedile posteriore i cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci. Immediatamente caricammo le due salme sul camion. Il duce indossava una camicia nera con uno stivale scucito dietro, mentre la sua amante indossava abiti eleganti. Voglio precisare, dopo tanti anni, che Mussolini fu giustiziato da Walter Audisio a Giulino di Mezzegra, come disposto dal CLNAI. Verso le 20 partimmo ed arrivammo intorno alle 4 del mattino del 29 aprile a Milano e precisamente a Piazzale Loreto. Questo luogo venne scelto perché l’8 agosto del 1944 i nazifascisti fucilarono diversi partigiani ed oppositori del regime. Io ed altri commilitoni tirammo i cadaveri giù dal camion e li depositammo in fila lungo
un marciapiedi. Tantissimo era l’odio degli italiani contro Mussolini ed i suoi gerarchi. Mi ricordo una vecchietta che voleva strappare gli occhi al duce. Noi la spingemmo indietro e lei prese del terriccio e lo lanciò sui cadaveri. Dovettero intervenire i vigili del fuoco, i quali con gli idranti tennero alla larga la folla, per evitare il vilipendio delle salme. In mattinata ritornai in viale Romagna e in seguito al comando, dove mi diedero un premio per il compito svolto. Agli inizi di maggio del 1945, ritornai a Voghera e consegnai le armi. Avendo la patente da camionista, feci numerosi viaggi anche a Bolzano da dove
riportai, in Oltrepo Pavese, i numerosi prigionieri italiani liberati dai lager in Germania. Ancora oggi quando sento parlare di fascimo, mi viene freddo. È un grave errore storico, una vergogna la lapide al castello di Voghera, che ricorda i militi della Sicherheits. Le giovani generazioni non devono dimenticare i nostri sacrifici, i tanti ragazzi morti per la nostra libertà.»
Giancarlo Bertelegni
Ringraziando ANPI Voghera. - http://lombardia.anpi.it/voghera/inarturo.htm
giovedì 20 febbraio 2014
martedì 15 ottobre 2013
venerdì 30 agosto 2013
sabato 20 luglio 2013
lunedì 18 febbraio 2013
Video Promo... "Arturo"
Grazie all'ANPI Bovisio Masciago
il link per un piccolo video di promo per "Arturo"
http://www.anpibovisiomasciago.it/video/tajetti_arturo.flv
Buona Visione..!
il link per un piccolo video di promo per "Arturo"
http://www.anpibovisiomasciago.it/video/tajetti_arturo.flv
Buona Visione..!
sabato 13 ottobre 2012
domenica 26 agosto 2012
domenica 25 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Fuochi nell'Oltrepò...
"Abbiamo bisogno di una decina di uomini decisi a tutto"... Il nostro distaccamento "Pietro Rinaldi" come il comando ha voluto denominarlo, si compone dei seguenti Partigiani:

- Annibale
- Alfredo di Perducco
- Alfredo il mugnaio
- Guido di Perducco
- Steva di Perducco (mitragliere)
- Primo di Ossenisio (mitragliere)
- Giuliano di Zavattarello
- Sandro di Pescara
- Gino il Carabiniere di Varzi
- Teresio di Pietra de Giorgi (Staffetta)
- Arturo di Perducco
- Busato ex Alpino Monterosa (1°caposquadra)
- Adriano ex Alpino Monterosa (2°caposquadra)
- Aldo ex Alpino Monterosa
- Lazzari ex Alpino Monterosa
- Dossi ex Alpino Monterosa
- Ottorino ex Alpino Monterosa
- Tabacco ex Alpino Monterosa
- Bonvicini ex Alpino Monterosa

giovedì 23 giugno 2011
ANPI Bovisio Masciago - "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
Ringraziando Luciano, Sergio e tutta la sezione ANPI di BovisIo Masciago..
vi invitiamo a visionare il Video "Promozionale" del Partigiano "Arturo"
Il tutto ripreso durante una piacevole serata, incontro... nella sala Comunale di Bovisio Masciago.
clik qui: http://www.anpibovisiomasciago.it/25_aprile_2011.htm
vi invitiamo a visionare il Video "Promozionale" del Partigiano "Arturo"
Il tutto ripreso durante una piacevole serata, incontro... nella sala Comunale di Bovisio Masciago.
clik qui: http://www.anpibovisiomasciago.it/25_aprile_2011.htm
giovedì 12 maggio 2011
venerdì 22 aprile 2011
venerdì 1 aprile 2011
venerdì 18 febbraio 2011
L'ultimo Partigiano di Dongo.
PAVIA. L’ultimo partigiano di Dongo ha il volto bonario e sorridente di Giacomo Bruni. Fu lui a guidare il camion Fiat 634 che trasportò dal lago di Como fino a piazzale Loreto, a Milano, i cadaveri di Benito Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e dei gerarchi. Oggi, a 88 anni, è l’unico ancora vivente dei ragazzi dell’Oltrepo Pavese che scortarono il colonnello Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «più grande di una montagna», a caccia di Mussolini e dei pretoriani di Salò.
Bruni vive a Perducco, un pugno di case sopra Zavattarello, nell’alto Oltrepò, dove è nato il 20 febbraio del 1922, e dove vive tuttora con la moglie Rosa, sposata nel ’50, e uno dei suoi sette figli, che gli hanno dato undici nipoti e un pronipote. Il filo del suo racconto si dipana da quando, 19enne, venne richiamato alle armi, per arrivare fino all’oggi. Un presente che affronta con 500 euro di pensione al mese, compresa la risibile cifra di 15 euro per meriti di guerra, gli inevitabili acciacchi dell’età e la delusione per il tradimento degli ideali di allora: «Noi lottavamo per la libertà e la democrazia che ci erano state sempre negate - dice con amarezza -. I giovani di adesso stanno perdendo entrambe e neppure se ne accorgono».
Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
«Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense - comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via - continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro - risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare - rivela - ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.
Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
«Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense - comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via - continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro - risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare - rivela - ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.
Da Trentino - Corriere delle Alpi 25 aprile 2010. - Roberto Lodigiani
domenica 12 dicembre 2010
venerdì 2 luglio 2010
Arturo ad Ancona...
Venerdì 25 giugno, alla Festa Nazionale ANPI d'Ancona.
"Arturo" è stato proiettato durante il ciclo delle video testimonianze della Memoria.
Circa quaranta video presentati e proiettati durante i quattro giorni di festa... che compongo la prima pietra di un progetto sulle testimonianze che l'Anpi Nazionale sta organizzando nella prospettiva "nuova stagione".
Sempre ad Ancona ulteriori testimonianze sono state raccolte,
insomma "lavori in corso", ed "Arturo" c'era...!
http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/Unita-01_07_10.pdf
"Arturo" è stato proiettato durante il ciclo delle video testimonianze della Memoria.
Circa quaranta video presentati e proiettati durante i quattro giorni di festa... che compongo la prima pietra di un progetto sulle testimonianze che l'Anpi Nazionale sta organizzando nella prospettiva "nuova stagione".
Sempre ad Ancona ulteriori testimonianze sono state raccolte,
insomma "lavori in corso", ed "Arturo" c'era...!
http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/Unita-01_07_10.pdf
mercoledì 7 aprile 2010
giovedì 4 febbraio 2010
"ARTURO" al Liceo Vittorini
Sabato 6 febbraio ore 9.00 al Liceo Scientifico Elio Vittorini. Via Donati 5. Milano.
Cogestione 2010
Proiezione di "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
Interventi di Ivano Tajetti. ANPI Barona e della Partigiana, Dina Croce.
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lunedì 28 settembre 2009
Provincia Pavese - 18/09/2009
Un film su Bruni, l' ultimo partigiano dell Oltrepo che scortò Valerio a Dongo
la Provincia Pavese — 18 settembre 2009 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
ZAVATTARELLO. L’ultimo partigiano dell’Oltrepo ancora vivente, dei dodici che scortarono il colonnello Valerio fino a Dongo, per la resa dei conti con Mussolini e i gerarchi di Salò, diventa protagonista di un film. Arturo, di Ivano Tajetti, racconta l’avventura di Giacomo Bruni, il ribelle della brigata Crespi che guidò il camion Fiat 634 che trasportò il cadavere del duce, della sua amante Claretta Petacci e dei pretoriani del regime, a piazzale Loreto a Milano, luogo della nemesi del fascismo crollato sotto le macerie della guerra. Classe 1922 - è nato il 22 febbraio - Bruni vive a Perducco, un pugno di case vicino a Zavattarello. I suoi monti, gli stessi che lo videro combattere da partigiano. «Un uomo semplice - recita la locandina del dvd, realizzato a cura dell’Anpi Barona di Milano e che verrà proiettato questa sera alla Coop Edificatrice di via San Faustino a Milano su invito ANPI Lambrate Ortica - che ci racconta la sua vita, le sue idee, parole che ci trascinano in un’Italia dimenticata. La Resistenza di chi a vent’anni e senza obblighi decideva di combattere per la libertà. Ultimo testimone di fatti che hanno cambiato per sempre il corso della nostra storia». Bruni (Arturo è il suo nome di battaglia), nei giorni della Liberazione scese dai monti con la sua brigata verso la pianura. Gli uomini della Crespi, della Capettini, della Togni, la spina dorsale dell’armata garibaldina dell’Oltrepo, giunsero fino a Milano, alle scuole di viale Romagna, quartier generale partigiano. Lì, Giacomo fu scelto con altri 11 per seguire Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «grande come l’Everest». (r.lo.)
la Provincia Pavese — 18 settembre 2009 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
ZAVATTARELLO. L’ultimo partigiano dell’Oltrepo ancora vivente, dei dodici che scortarono il colonnello Valerio fino a Dongo, per la resa dei conti con Mussolini e i gerarchi di Salò, diventa protagonista di un film. Arturo, di Ivano Tajetti, racconta l’avventura di Giacomo Bruni, il ribelle della brigata Crespi che guidò il camion Fiat 634 che trasportò il cadavere del duce, della sua amante Claretta Petacci e dei pretoriani del regime, a piazzale Loreto a Milano, luogo della nemesi del fascismo crollato sotto le macerie della guerra. Classe 1922 - è nato il 22 febbraio - Bruni vive a Perducco, un pugno di case vicino a Zavattarello. I suoi monti, gli stessi che lo videro combattere da partigiano. «Un uomo semplice - recita la locandina del dvd, realizzato a cura dell’Anpi Barona di Milano e che verrà proiettato questa sera alla Coop Edificatrice di via San Faustino a Milano su invito ANPI Lambrate Ortica - che ci racconta la sua vita, le sue idee, parole che ci trascinano in un’Italia dimenticata. La Resistenza di chi a vent’anni e senza obblighi decideva di combattere per la libertà. Ultimo testimone di fatti che hanno cambiato per sempre il corso della nostra storia». Bruni (Arturo è il suo nome di battaglia), nei giorni della Liberazione scese dai monti con la sua brigata verso la pianura. Gli uomini della Crespi, della Capettini, della Togni, la spina dorsale dell’armata garibaldina dell’Oltrepo, giunsero fino a Milano, alle scuole di viale Romagna, quartier generale partigiano. Lì, Giacomo fu scelto con altri 11 per seguire Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «grande come l’Everest». (r.lo.)
martedì 8 settembre 2009
giovedì 13 agosto 2009
NOI... Partigiani dell'Oltrepò.
giovedì 23 luglio 2009
"Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.

Il Video in versione DVD "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo, è a disposizione di tutte le sezioni ANPI, le Istituzioni, le Associazioni, i mezzi informativi, televisivi e non, Scuole, Istituti e realtà interessate. Naturalmente per visioni pubbliche oltre alla liberatoria. Ivano Tajetti, su invito e disponibile a presentazioni, discussioni. Qualsiasi informazioni e prenotazioni e.mail ad anpibarona@fastwebnet.it Ringraziando sin da ora per il vostro interesse, per la vostra attenzione, la sezione ANPI Barona Milano, rimane completamente a vostra disposizione per realizzare insieme con il supporto del suo video, significativi ed ulteriori incontri, momenti, feste, eventi..!
…“L’ultimo Partigiano vivente che dall’Oltrepò Pavese e poi da Milano salì a Dongo per giustiziare i gerarchi fascisti e il Duce.”…
sabato 18 luglio 2009
Partigiani dell'Oltrepò

Domenica 19 Luglio 09
Registrazione Video
"Partigiani dell'Oltrepò"
Castello di Oramala (Pv)
il nuovo documentario sui Partigiani delle Quattro Provincie.
con: Dina Croce,
Guido Varesi, Renzo Salvini,
Schiavi Lino, Schiavi Ginetto,
Luigi Panigazzi, Alfredo Pallini, Clemente Ferrario,
Giacomo Bruni, Luchino Dal Verme.
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