sabato 20 luglio 2013
lunedì 18 febbraio 2013
Video Promo... "Arturo"
Grazie all'ANPI Bovisio Masciago
il link per un piccolo video di promo per "Arturo"
http://www.anpibovisiomasciago.it/video/tajetti_arturo.flv
Buona Visione..!
il link per un piccolo video di promo per "Arturo"
http://www.anpibovisiomasciago.it/video/tajetti_arturo.flv
Buona Visione..!
sabato 13 ottobre 2012
domenica 26 agosto 2012
domenica 25 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Fuochi nell'Oltrepò...
"Abbiamo bisogno di una decina di uomini decisi a tutto"... Il nostro distaccamento "Pietro Rinaldi" come il comando ha voluto denominarlo, si compone dei seguenti Partigiani:

- Annibale
- Alfredo di Perducco
- Alfredo il mugnaio
- Guido di Perducco
- Steva di Perducco (mitragliere)
- Primo di Ossenisio (mitragliere)
- Giuliano di Zavattarello
- Sandro di Pescara
- Gino il Carabiniere di Varzi
- Teresio di Pietra de Giorgi (Staffetta)
- Arturo di Perducco
- Busato ex Alpino Monterosa (1°caposquadra)
- Adriano ex Alpino Monterosa (2°caposquadra)
- Aldo ex Alpino Monterosa
- Lazzari ex Alpino Monterosa
- Dossi ex Alpino Monterosa
- Ottorino ex Alpino Monterosa
- Tabacco ex Alpino Monterosa
- Bonvicini ex Alpino Monterosa

giovedì 23 giugno 2011
ANPI Bovisio Masciago - "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
Ringraziando Luciano, Sergio e tutta la sezione ANPI di BovisIo Masciago..
vi invitiamo a visionare il Video "Promozionale" del Partigiano "Arturo"
Il tutto ripreso durante una piacevole serata, incontro... nella sala Comunale di Bovisio Masciago.
clik qui: http://www.anpibovisiomasciago.it/25_aprile_2011.htm
vi invitiamo a visionare il Video "Promozionale" del Partigiano "Arturo"
Il tutto ripreso durante una piacevole serata, incontro... nella sala Comunale di Bovisio Masciago.
clik qui: http://www.anpibovisiomasciago.it/25_aprile_2011.htm
giovedì 12 maggio 2011
venerdì 22 aprile 2011
venerdì 1 aprile 2011
venerdì 18 febbraio 2011
L'ultimo Partigiano di Dongo.
PAVIA. L’ultimo partigiano di Dongo ha il volto bonario e sorridente di Giacomo Bruni. Fu lui a guidare il camion Fiat 634 che trasportò dal lago di Como fino a piazzale Loreto, a Milano, i cadaveri di Benito Mussolini, della sua amante Claretta Petacci e dei gerarchi. Oggi, a 88 anni, è l’unico ancora vivente dei ragazzi dell’Oltrepo Pavese che scortarono il colonnello Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «più grande di una montagna», a caccia di Mussolini e dei pretoriani di Salò.
Bruni vive a Perducco, un pugno di case sopra Zavattarello, nell’alto Oltrepò, dove è nato il 20 febbraio del 1922, e dove vive tuttora con la moglie Rosa, sposata nel ’50, e uno dei suoi sette figli, che gli hanno dato undici nipoti e un pronipote. Il filo del suo racconto si dipana da quando, 19enne, venne richiamato alle armi, per arrivare fino all’oggi. Un presente che affronta con 500 euro di pensione al mese, compresa la risibile cifra di 15 euro per meriti di guerra, gli inevitabili acciacchi dell’età e la delusione per il tradimento degli ideali di allora: «Noi lottavamo per la libertà e la democrazia che ci erano state sempre negate - dice con amarezza -. I giovani di adesso stanno perdendo entrambe e neppure se ne accorgono».
Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
«Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense - comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via - continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro - risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare - rivela - ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.
Sullo sfondo, dietro l’ultima abitazione di Perducco, si staglia la mole del castello Dal Verme: rifugio di partigiani, bruciato furiosamente dai tedeschi, poi ricostruito e oggi Museo della Resistenza. Per chi, malgrado tutto, non vuole dimenticare quel giorno di primavera, 65 anni dopo.
«Nel 1941 ero alpino della divisione Cuneense - comincia così il racconto di Arturo, suo nome di battaglia -. Dovevo partire per la Russia, ma mi ammalai e rimasi al reparto. Mio fratello Cesare fu meno fortunato, andò al fronte e non tornò più. L’8 settembre mi trovavo a Laives, in Alto Adige, con l’artiglieria alpina. Per un giorno e una notte combattemmo contro i tedeschi, poi dovemmo abbandonare l’armamento pesante e con le armi leggere ci ritirammo verso il Veneto. Fui fatto prigioniero a Vicenza e portato in una caserma. Tre giorni senza mangiare, né bere. Ero sfinito. La terza notte me la filai e tornai verso casa, sempre a piedi. Attraversai il Po travestito da prete, la tonaca me la procurò mia sorella».
Ma a Zavattarello, Bruni era ricercato come disertore. «I fascisti presero in ostaggio mia madre e la portarono via - continua il suo racconto -. Fui costretto a presentarmi al distretto di Tortona e da lì mi trasferirono ad Asti in un campo di aviazione. Quando venni a sapere che l’indomani ci avrebbero deportato in Germania, scappai di nuovo. Nel marzo del ’44 entrai nella banda del Greco e poi nella Crespi».
E veniamo alla Liberazione. «La notte del 24 aprile scendemmo verso Voghera. Poi a Pavia. Da lì, sui camion presi a tedeschi e fascisti, proseguimmo per Milano. Io guidavo un Lancia Ro, ero il primo della colonna. Entrammo in città da Porta Ticinese. C’erano cecchini ovunque che sparavano dai tetti, dalle finestre. Dovemmo snidare i tedeschi asserragliati alle scuole di viale Romagna».
Chi la scelse per la missione a Dongo? «Fu il mio comandante Ciro - risponde Bruni -, il colonnello Valerio, e Landini (capo del servizio di controspionaggio delle formazioni garibaldine dell’Oltrepo Pavese) viaggiavano in auto, io ero al volante di un Fiat 634».
Chi salì a Giulino di Mezzegra da Mussolini? «Valerio, Landini e il commissario politico di Dongo, Martinelli. Al ritorno Landini, che era mio amico, mi confidò che quand’erano arrivati, il duce e la Petacci stavano ancora dormendo. Li svegliarono, dissero a Mussolini che erano venuti a liberarlo e lui esclamò, “Se mi liberate vi regalo l’impero”. Ma ormai l’impero non esisteva più».
Landini le disse anche chi sparò al duce? «No. Poi da Dongo a Milano. «Caricammo i corpi del duce e dei gerarchi fucilati a Giulino. Giunti alla Pirelli di viale Zara ci scambiarono per fascisti, volevano fucilare Valerio e gli altri. Io rimasi sul camion, non mi avevano visto. Si sparava ancora, una pallottola mi bucò i pantaloni senza ferirmi».
Infine piazzale Loreto. «La gente voleva fare scempio dei cadaveri, ricordo una vecchietta che sputò addosso al duce. Quando appesero i corpi al distributore, io me n’ero già andato».
Bruni ha mantenuto per mezzo secolo la consegna del silenzio sui fatti di Dongo e sui nomi di chi partecipò a quella missione. «L’ordine di non parlare - rivela - ce lo diede Ciro. Lo fece per tutelarci da eventuali rappresaglie». I partigiani dell’Oltrepo Pavese di scorta a Valerio contribuirono a formare il plotone di esecuzione dei gerarchi sul lungolago di Dongo. Li comandava il toscano Alfredo Mordini, comunista, figura di spicco delle formazioni garibaldine, che sarebbe venuto in possesso della pistola servita per dare il colpo di grazia al duce. Quell’arma, una Beretta, è oggi conservata al Museo storico di Voghera.
Da Trentino - Corriere delle Alpi 25 aprile 2010. - Roberto Lodigiani
domenica 12 dicembre 2010
venerdì 2 luglio 2010
Arturo ad Ancona...
Venerdì 25 giugno, alla Festa Nazionale ANPI d'Ancona.
"Arturo" è stato proiettato durante il ciclo delle video testimonianze della Memoria.
Circa quaranta video presentati e proiettati durante i quattro giorni di festa... che compongo la prima pietra di un progetto sulle testimonianze che l'Anpi Nazionale sta organizzando nella prospettiva "nuova stagione".
Sempre ad Ancona ulteriori testimonianze sono state raccolte,
insomma "lavori in corso", ed "Arturo" c'era...!
http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/Unita-01_07_10.pdf
"Arturo" è stato proiettato durante il ciclo delle video testimonianze della Memoria.
Circa quaranta video presentati e proiettati durante i quattro giorni di festa... che compongo la prima pietra di un progetto sulle testimonianze che l'Anpi Nazionale sta organizzando nella prospettiva "nuova stagione".
Sempre ad Ancona ulteriori testimonianze sono state raccolte,
insomma "lavori in corso", ed "Arturo" c'era...!
http://lombardia.anpi.it/media/blogs/lombardia/Unita-01_07_10.pdf
mercoledì 7 aprile 2010
giovedì 4 febbraio 2010
"ARTURO" al Liceo Vittorini
Sabato 6 febbraio ore 9.00 al Liceo Scientifico Elio Vittorini. Via Donati 5. Milano.
Cogestione 2010
Proiezione di "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
Interventi di Ivano Tajetti. ANPI Barona e della Partigiana, Dina Croce.
.
lunedì 28 settembre 2009
Provincia Pavese - 18/09/2009
Un film su Bruni, l' ultimo partigiano dell Oltrepo che scortò Valerio a Dongo
la Provincia Pavese — 18 settembre 2009 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
ZAVATTARELLO. L’ultimo partigiano dell’Oltrepo ancora vivente, dei dodici che scortarono il colonnello Valerio fino a Dongo, per la resa dei conti con Mussolini e i gerarchi di Salò, diventa protagonista di un film. Arturo, di Ivano Tajetti, racconta l’avventura di Giacomo Bruni, il ribelle della brigata Crespi che guidò il camion Fiat 634 che trasportò il cadavere del duce, della sua amante Claretta Petacci e dei pretoriani del regime, a piazzale Loreto a Milano, luogo della nemesi del fascismo crollato sotto le macerie della guerra. Classe 1922 - è nato il 22 febbraio - Bruni vive a Perducco, un pugno di case vicino a Zavattarello. I suoi monti, gli stessi che lo videro combattere da partigiano. «Un uomo semplice - recita la locandina del dvd, realizzato a cura dell’Anpi Barona di Milano e che verrà proiettato questa sera alla Coop Edificatrice di via San Faustino a Milano su invito ANPI Lambrate Ortica - che ci racconta la sua vita, le sue idee, parole che ci trascinano in un’Italia dimenticata. La Resistenza di chi a vent’anni e senza obblighi decideva di combattere per la libertà. Ultimo testimone di fatti che hanno cambiato per sempre il corso della nostra storia». Bruni (Arturo è il suo nome di battaglia), nei giorni della Liberazione scese dai monti con la sua brigata verso la pianura. Gli uomini della Crespi, della Capettini, della Togni, la spina dorsale dell’armata garibaldina dell’Oltrepo, giunsero fino a Milano, alle scuole di viale Romagna, quartier generale partigiano. Lì, Giacomo fu scelto con altri 11 per seguire Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «grande come l’Everest». (r.lo.)
la Provincia Pavese — 18 settembre 2009 pagina 33 sezione: SPETTACOLO
ZAVATTARELLO. L’ultimo partigiano dell’Oltrepo ancora vivente, dei dodici che scortarono il colonnello Valerio fino a Dongo, per la resa dei conti con Mussolini e i gerarchi di Salò, diventa protagonista di un film. Arturo, di Ivano Tajetti, racconta l’avventura di Giacomo Bruni, il ribelle della brigata Crespi che guidò il camion Fiat 634 che trasportò il cadavere del duce, della sua amante Claretta Petacci e dei pretoriani del regime, a piazzale Loreto a Milano, luogo della nemesi del fascismo crollato sotto le macerie della guerra. Classe 1922 - è nato il 22 febbraio - Bruni vive a Perducco, un pugno di case vicino a Zavattarello. I suoi monti, gli stessi che lo videro combattere da partigiano. «Un uomo semplice - recita la locandina del dvd, realizzato a cura dell’Anpi Barona di Milano e che verrà proiettato questa sera alla Coop Edificatrice di via San Faustino a Milano su invito ANPI Lambrate Ortica - che ci racconta la sua vita, le sue idee, parole che ci trascinano in un’Italia dimenticata. La Resistenza di chi a vent’anni e senza obblighi decideva di combattere per la libertà. Ultimo testimone di fatti che hanno cambiato per sempre il corso della nostra storia». Bruni (Arturo è il suo nome di battaglia), nei giorni della Liberazione scese dai monti con la sua brigata verso la pianura. Gli uomini della Crespi, della Capettini, della Togni, la spina dorsale dell’armata garibaldina dell’Oltrepo, giunsero fino a Milano, alle scuole di viale Romagna, quartier generale partigiano. Lì, Giacomo fu scelto con altri 11 per seguire Valerio - l’alessandrino Walter Audisio - nella sua missione «grande come l’Everest». (r.lo.)
martedì 8 settembre 2009
giovedì 13 agosto 2009
NOI... Partigiani dell'Oltrepò.
giovedì 23 luglio 2009
"Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.

Il Video in versione DVD "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo, è a disposizione di tutte le sezioni ANPI, le Istituzioni, le Associazioni, i mezzi informativi, televisivi e non, Scuole, Istituti e realtà interessate. Naturalmente per visioni pubbliche oltre alla liberatoria. Ivano Tajetti, su invito e disponibile a presentazioni, discussioni. Qualsiasi informazioni e prenotazioni e.mail ad anpibarona@fastwebnet.it Ringraziando sin da ora per il vostro interesse, per la vostra attenzione, la sezione ANPI Barona Milano, rimane completamente a vostra disposizione per realizzare insieme con il supporto del suo video, significativi ed ulteriori incontri, momenti, feste, eventi..!
…“L’ultimo Partigiano vivente che dall’Oltrepò Pavese e poi da Milano salì a Dongo per giustiziare i gerarchi fascisti e il Duce.”…
sabato 18 luglio 2009
Partigiani dell'Oltrepò

Domenica 19 Luglio 09
Registrazione Video
"Partigiani dell'Oltrepò"
Castello di Oramala (Pv)
il nuovo documentario sui Partigiani delle Quattro Provincie.
con: Dina Croce,
Guido Varesi, Renzo Salvini,
Schiavi Lino, Schiavi Ginetto,
Luigi Panigazzi, Alfredo Pallini, Clemente Ferrario,
Giacomo Bruni, Luchino Dal Verme.
sabato 9 maggio 2009
Lazzate - 13 maggio 09.
“Arturo” Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
Mercoledì 13 maggio ’09 ore 10.00
A Lazzate (Mi) – Auditorium “Musazzi”
Scuola media Statale Matteo Ricci. Via Laratta, 1.
h. 10,00 presentazione dell’ANPI e breve introduzione del filmato “Arturo” a cura di Ivano Tajetti. (consigliere regionale ANPI Lombardia)
h. 10,15 proiezione del filmato “Arturo” Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
h. 10,45 esposizione di Aldo Marchi (Partigiano combattente nel Mantovano)
h. 11,15 Ivano Tajetti parla di Resistenza (fondamenta della nostra Costituzione)
ANPI Sezione Barona – Milano - anpibarona@fastwebnet.it
Mercoledì 13 maggio ’09 ore 10.00
A Lazzate (Mi) – Auditorium “Musazzi”
Scuola media Statale Matteo Ricci. Via Laratta, 1.
h. 10,00 presentazione dell’ANPI e breve introduzione del filmato “Arturo” a cura di Ivano Tajetti. (consigliere regionale ANPI Lombardia)
h. 10,15 proiezione del filmato “Arturo” Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.
h. 10,45 esposizione di Aldo Marchi (Partigiano combattente nel Mantovano)
h. 11,15 Ivano Tajetti parla di Resistenza (fondamenta della nostra Costituzione)
ANPI Sezione Barona – Milano - anpibarona@fastwebnet.it
venerdì 24 aprile 2009
domenica 19 aprile 2009
domenica 5 aprile 2009
venerdì 13 marzo 2009
Sentieri Partigiani.13 aprile, Oltrepò Pavese
87 Brigata Garibaldina “CRESPI” e la presa di VarziL’87 Brigata Garibaldina “CRESPI” costituita nel Luglio 1944 ha sostituito le prime formazioni spontanee di ribellione formatesi dopo l’8 Settembre 1943: La banda Piccoli, la banda del Greco, Primula Rossa. Il CLN organizza l’Oltrepò Pavese in zone sotto il controllo militare della Brigata Matteotti, della Brigata Giustizia e Libertà e delle 3 formazioni Garibaldine ( 87 Brigata CRESPI, 88 Brigata Casotti e la Brigata Capettini ). Il primo vero scontro tra partigiani e fascisti avviene il 25 luglio 1944 ed ha per teatro il largo greto dei torrenti Staffora e Aronchio nel loro punto di confluenza.I partigiani di "Americano"(Domenico Mezzadra) e delle formazioni di "Giustizia e Libertà" combattono insieme sconfiggendo i fascisti che, mandati allo sbaraglio dai loro comandanti, subiscono dure perdite.Nel corso della battaglia "Americano" viene ferito al braccio destro ma prosegue lo scontro impugnando il mitra con la mano sinistra: un gesto che accresce la fama ed il prestigio del comandante tra i suoi uomini e la popolazione.Nel corso dello scontro muore il giovanissimo "Monello" (Aldo Casotti), a cui sarà dedicata in seguito una brigata garibaldina. Il 12 Agosto 1944 si combatte la battaglia vittoriosa di Pietragavina. Ecco il racconto di Franco Costa della Brigata Crespi:“Abbiamo vinto la prima battaglia da che sono in montagna. Io però ho contribuito ben poco. E’ andata così. L’altra sera è stato dato l’allarme perché si è saputo che un reparto di repubblichini, risalendo da Varzi, aveva occupato il castello di Pietragavina e minacciava quindi, dal passo, la vallata del Tidoncello e Zavatterello-Valverde. Tutti i distaccamenti della ns. Brigata Crespi si sono messi in movimento convergendo su Pietragavina. Ieri il distaccamento Comando di Romagnese guidato da Mario e Gino è montato su 2 camion tedeschi di preda bellica e si è subito diretto lassù. Sebbene sia armato della sola pistola ( non ho più rivisto il Poldo e il mio mitra, ahimè!) sono salito anch’io su un camion, ma Elio quando mi ha visto mi ha subito richiamato perché dovevo restare con lui e i pochi rimasti per far funzionare il Comando. E’ la prima occasione mancata. Erano circa le 16 di quest’oggi quando ha suonato il telefono. Era Lello ( il fratello minore di Gino che da Zavatterello tiene i contatti tra noi e il comando in linea. Mi ha detto testualmente: “Il castello di Petragavina è caduto e i fascisti si sono arresi. Vi sono 13 prigionieri fra cui un ufficiale.” Mi sono affacciato al balcone più vicino ed ho gridato la notizia a coloro che si trovavano nello spiazzo. Abbiamo esposto al balcone il tricolore con stella rossa al centro. Poco dopo nel cortile del castello v’era molta gente che gridava ed acclamava. Ieri sera non mi reggevo più in piedi, eppure ho faticato moltissimo ad addormentarmi.” Segue da li a pochi giorni la seconda battaglia vinta di Pietragavina e il 18 Settembre 1944 l’importante conquista di Varzi . “Le nostre Brigate CRESPI e CAPETTINI nonché altri piccoli reparti stanno attaccando il presidio di Varzi. Ha cominciato Primula Rossa che è varzese e non stava più nella pelle, con la sua Capettini. Gli altri son subito scesi da Pietragavina e Monte Cucco verso la Gabarda. E’ un vero assedio ed i fascisti sono asseragliati in alcune case ( forse le scuole ed il Castello). Da ieri vi è una grandissima animazione in tutto il paese. Intanto c’è da ricordare che l’11 o il 12 in Val Trebbia, a Ponte Organasco dicono, una intera Compagnia di Alpini del Divisione Monterosa ha defezionato ed è passata con armi, muli e bagagli dalla nostra parte. Il merito di questa, come di tante altre audacissime azioni in quella zona pare vada a “Bisagno”. La sparatoria intorno a Varzi è quasi continua. Domani andrò su con un camion dei rifornimenti e mi fermerò tutta la giornata. Il 18 settembre Varzi cade! La lotta è durata tre giorni ed ha voluto una vittima in più: trattasi di Enzo Togni, da Broni, Comandante di distaccamento. Enzo è stato stroncato da una scheggia di mortaio che gli ha reciso la carotide; ne sono molto rattristato: mi sembrava un giovane serio e promettente. Purtroppo vi sono stati altri tre caduti. L’altro ieri sera, in piena battaglia di Varzi, è venuto ad unirsi a noi un intero plotone di Cecoslovacchi che ha disertato la Wehrmacht con armi, munizioni e materiale vario. Sono in totale 36, comandati da un biondo Capitano ed alcuni sottufficiali. Hanno portato con se ben 3 mitragliere da 20 mm. Ed una di esse, con tre serventi cechi, è subito andata in postazione sopra Varzi, dove il suo lento ma poderoso tambureggiare deve aver scosso parecchio la volontà combattiva dei fascisti che erano asseragliati nelle scuole e nella torre. L’effetto dell’arrivo dei Cechi sul nostro morale e su quello della popolazione è stato immenso. In paese c’è animazione ed agitazione indescrivibili. Fatichiamo a trattenere gli uomini che vorrebbero andare tutti a Varzi.” Con Varzi libera, inizia l’esperienza della Repubblica partigiana, che si concluderà il 27 novembre 1944sotto l’incalzare del feroce rastrellamento invernale effettuato con truppe Calmucche e Mongole che seminano morte , distruzione e terrore in tutto il territorio. E’ un’operazione molto vigorosa che costringe i reparti partigiani a ripiegare e disperdersi per evitare l’annientamento. Sono 2 mesi di stenti e i partigiani divisi in piccoli gruppi sono costretti anche a ‘sparire’ nascondendosi nelle buche scavate nella neve!. Siamo ormai nel 1945 e il peggio per fortuna passa e, con la primavera, i reparti si riorganizzano e diventano sempre più potenti e incisivi ottenendo …
mercoledì 11 marzo 2009
"Arturo" - Fà la cosa giusta.
sabato 7 marzo 2009
domenica 15 febbraio 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)
.jpg)





















